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13 aprile 2007

Milano. Disordini in via Paolo Sarpi (o Chinatown)

Dopo aver letto su repubblica.it dei disordini accaduti nella giornata appena passata in via Paolo Sarpi, appena uscito dal lavoro mi sono recato lì per poter vedere in prima persona le conseguenze di quanto successo e per scambiare qualche parola con gli abitanti della zona.

Sono arrivato in zona attorno alle 19.30, e l'ordine pubblico era stato ristabilito. Tracce dell'accaduto erano evidenziate dalla presenza gruppi di poliziotti con casco e scudo in molti incroci di via Paolo Sarpi.

Ho quindi iniziato ad intervistare persone che lì vivono e/o lavorano, sia cinesi che italiani, e riporto qui di seguito ciò che ho potuto ricavare da queste interviste.

Innanzitutto il fatto di cronaca, che dalle testimonianze sembra coerente con quanto riportato dall'articolo di cui sopra (ho raccolto da un ragazzo cinese testimone oculare gli stessi fatti): in seguito ad una multa da parte della polizia municipale per scarico merci fuori orario, ed ai relativi controlli, un'auto risultava avere l'assicurazione scaduta, e la proprietaria, con figlia al seguito, ha protestato. Si sono quindi scaldati gli animi, ed in questi casi può accadere che si "venga alle mani". La donna è finita a terra. Il testimone che ho ascoltato afferma che hanno "iniziato" i vigili, ma io non posso confermarlo né smentirlo dato che non ero lì presente al momento dell'accaduto. Il testimone ha affermato che sono stati dati schiaffi anche nei confronti della bambina (stesso discorso di prima per quanto riguarda una mia possibile conferma o smentita). Di lì quindi è partita la escalation di violenza. Chi ha cominciato? Non è mio compito né mio interesse stabilirlo, il punto è un altro.

Andiamo infatti oltre. Cosa ha trasformato una multa per scarico merci fuori orario in una rivolta? Da circa due mesi il comune ha imposto limiti di orario per lo scarico. Regola valida solo per tale zona della città, detta anche Chinatown. Perché? Per stessa ammissione dei cittadini della zona, via Paolo Sarpi, una strada molto stretta, era diventata un suk di carrelli. Un traffico sempre crescente di merci trasportati su tali carrelli lungo la via, che rende sempre meno agibile la strada per gli autoveicoli.

Il traffico è crescente, chiaro, perché la zona si sta sviluppando, e sempre nuovi cinesi raggiungono i loro connazionali, e spesso aprono nuove attività commerciali, regolarmente riconosciute e con licenza concessa dal comune.

Gli intervistati mi hanno fatto notare che, senza carrelli, la merce andrebbe portata a mano, o a spalla... il che non è lo stesso, ed al contempo non si può vendere la merce senza... averla nel proprio negozio. Tale situazione, quindi era perfettamente immaginabile nel momento in cui venivano concesse le licenze per le nuove attività commerciali.

Ma andiamo avanti con i "risultati" delle interviste. Che ruolo ricopre il razzismo? Tra i giovani cinesi cosiddetti "di seconda generazione" e gli italiani problemi non ce ne sono, stringono amicizia ed escono assieme. Anche la popolazione di fascia d'età compresa tra i 30 ed i 40 anni pare "funzionare" allo stesso modo. Un gruppo di giovani italiani mi ha raccontato come a Capodanno (quello italiano) italiani e cinesi abbiano festeggiato assieme per strada. Da notare l'adattamento, dato che il capodanno cinese non coincide col nostro.

Uno dei problemi, secondo le testimonianze che ho potuto ascoltare, è presente con la popolazione anziana "autoctona", che si lamenta del sempre crescente numero di cinesi. Altro problema è l'integrazione, soprattutto linguistica. Nonostante come già detto i giovani cinesi e italiani stringano tra loro amicizia, ho incontrato un discreto numero di cinesi, attorno ai 30, che parlano l'italiano con una certa difficoltà. Si parla spesso di isolamento della comunità cinese, ecco un altro problema, ma questo è una conseguenza dell'isolamento linguistico di taluni strati di popolazione cinese.

Mi è stata segnalata anche la presenza di alcune scritte razziste sui muri, ma nelle strade che ho percorso non ne ho incontrate. Quando ne troverò, aggiornerò questo post. A coloro che pensieri razzisti ne hanno, invito a capovolgere per qualche secondo il mouse che hanno in mano per leggere chi l'ha fabbricato.

Torniamo al problema della regolamentazione dello scarico merci. E' successo che per risolvere un problema sempre crescente e mai affrontato, ma prevedibilissimo dato l'aumento delle licenze date ai negozianti, si è scelto di utilizzare il pugno duro imponendo un divieto che, se da un lato ha come scopo quello di rendere più vivibile e scorrevole la strada, dall'altro impedisce logisticamente l'espletarsi delle attività economiche della zona. E dato che ovviamente nessuno intende interrompere la propria attività, tale divieto non può essere rispettato. E' comunque un divieto che vige, i controlli ci sono, come ci sono le multe, anche frequenti. Sale quindi il malcontento, sale la tensione, e si arriva alle situazioni limite.

E' come se, per rallentare l'avanzata dell'effetto serra, fosse imposto che ad una certa ora si fermino tutti gli impianti a carbone e quelli che utilizzano derivati del petrolio.

Le soluzioni immediate ma a breve termine sono fallimentari. Come risolvere il problema? Non lo so assolutamente, ed è compito degli assessori e dei consiglieri comunali quello di pensare al problema in termini di più ampio respiro e considerando che la situazione in atto non può essere cambiata da un giorno all'altro decretando nuove regole sic et simpliciter.

29 marzo 2007

La CEI ed il libero arbitrio

Infuria in questi giorni la polemica della Conferenza Episcopale Italiana contro i DICO. Critiche contro vincoli diversi dal matrimonio e critiche contro unioni tra persone dello stesso sesso.

Tralasciamo per un attimo le unioni omosessuali. Nella nota dei vescovi, a cui punta il link sopra, viene detto che un figlio può avere l'affetto dei genitori solo se questi sono uniti in matrimonio. Un vescovo, in materia di famiglia può avere un'esperienza personale come figlio, e non come genitore; come genitore può però avere molta esperienza indiretta tramite le famiglie che ha conosciuto durante la sua esperienza pastorale. Mi chiedo a questo punto se chi fa un'affermazione come quella appena citata abbia mai conosciuto delle famiglie oltre la facciata bella e pulita che viene mostrata la domenica a messa.

Famiglie "per bene", unite dal vincolo del matrimonio, per cui il primo valore fondamentale è quello di salvare la faccia. Non importa se all'interno ci sia amore, l'importante è che sia tutto in regola per "la società". Sposati, con figli, mostrando sorrisi a 36 denti quando si parla di sé stessi. Quant'è brava mia figlia, oh quant'è brava, come le voglio bene. Guai a chi me la tocca. Solo io posso farlo. A buon intenditor.

Che relazione c'è tra il vincolo, pur sacro, del matrimonio religioso, e ciò che accade realmente dentro una famiglia? Dalla nota dei vescovi questo non si evince.

Detto questo, non capisco cosa possa impedire ad una coppia unita da un legame laico di provare infinito amore per un figlio. Per Nostro Signore, esistono anche loro. Anche se i vescovi non sono d'accordo...

Nel comunicato, viene ribadito che la coppia dev'essere aperta alla vita, motivo per cui una unione omosessuale non ha senso. Mi chiedo, alla luce di questo, che senso abbia una coppia eterosessuale in cui almeno uno dei due sia sterile.

Ma soprattutto, di cosa parla la proposta di legge sui DICO? Parla di diritti civili, di reversibilità della pensione, di accesso a strutture ospedaliere ai fini di assistenza... I vescovi della CEI nel loro discorso sono finiti in un pendìo scivoloso.

Detto tutto ciò, c'è anche da premettere che i rappresentanti di uno stato non devono esercitare pressioni così forti sui politici di un altro stato. Cosa c'entra la legislazione italiana con il Vaticano?

Così come capita spesso, alcuni interventi affossano definitivamente la coerenza di un discorso quando entrano in gioco personaggi altamente contraddittori ed evidentemente fuori luogo. Ci si mettono quelli di Comunione e Liberazione, che dicono di non somministrare l'eucaristia ai politici che votino a favore dei DICO.

Qualcuno disse: date a Cesare quel che è di Cesare, date a Dio quel che è di Dio.

Ricordiamo che quelli di CL, nei loro meeting di Rimini hanno spesso e volentieri come relatore Silvio Berlusconi, notoriamente divorziato e risposato, il quale con il candore di un bambino afferma sui DICO: "E' un matrimonio di serie B". E il suo matrimonio, in che serie si colloca? Segue le vicende del Milan? E continua: "arriveranno alle adozioni gay". Anche lui è finito diritto nel pendìo scivoloso.

Forse è il caso di indicare ai vescovi della CEI la pagina di Wikipedia che spiega cosa sia il libero arbitrio.

P.S. A proposito del presidente della CEI, invito a leggere questo post per notare l'incoerenza dei suoi discorsi. Sono da leggere un articolo su ciò che lui ha detto ed una lettera che gli è stata recapitata a tale proposito.

27 marzo 2007

Milano. Il sindaco Letizia Moratti in piazza Argentina

Ieri sera, in piazza Argentina a Milano il sindaco Letizia Moratti ha tenuto un discorso sulla sicurezza e sulla legalità, sul bisogno di una maggiore e reale presenza di forze dell'ordine, soprattutto nelle zone a rischio, nelle periferie. Un discorso doveroso e ammirevole, che esprime la voglia dei cittadini di avvertire in una città come Milano un senso di civiltà e di sicurezza.

Un discorso apartitico, super partes e che riguarda la politica come gestione della cosa pubblica, per il benessere dei cittadini onesti e rispettosi del bene comune.

Nota stonata, anzi stonatissima, l'intervento a sorpresa di Silvio Berlusconi, che come facevano Zuzzurro e Gaspare qualche anno fa a Drive In, saltando di palo in frasca arriva alla conclusione che il governo deve dimettersi.

Intervento del tutto fuori luogo (a parte per l'essere palesemente off topic), anche perché Silvio Berlusconi, notoriamente sommerso da procedimenti penali a suo carico, è in tema con la sicurezza e la legalità esattamente come i cavoli a merenda.