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24 ottobre 2007

In viaggio

Sulla strada incontri tanti viaggiatori. Alcuni solcano la tua direzione, anche se vengono da un altro posto. Gli chiedi dove vai? Sembra che si viaggi anche verso la stessa meta, ma in realtà nessuno lo sa.

Sì, perché lungo la strada spesso si cambia meta, magari si incontra una deviazione oppure una scorciatoia, c'è chi decide di fermarsi a fare sosta in un posto e c'è chi semplicemente cambia idea.

Capita di dirsi ti do un passaggio fino alla prossima stazione, poi ci si saluta, nel frattempo si fa la strada insieme.

A volte il motore si ferma, a volte riesci a farlo ripartire, a volte no. A volte c'è qualcuno che, passando di lì, ha con sé la cassetta degli attrezzi e si riparte. Assieme, oppure ognuno per la sua strada, non importa.

A volte capita di rincontrare viaggiatori già visti, che portano con sé i segni del tempo passato, e allora ricordi che questi segni li hai addosso anche tu.

Sei sempre con compagni di viaggio diversi. C'è chi, dopo aver fatto un po' di strada con te, deve deviare improvvisamente, da tutt'altra parte. A volte però proprio chi è andato così lontano, è come se fosse ancora in viaggio con te, e sei sicuro che vi ritroverete, in posti che nemmeno avete immaginato.

14 agosto 2007

Terra di nessuno

E' la terra dove anche se si è sconosciuti, ci si parla come da intimi, vecchi amici. E' lì, dove ci si scambiano i desideri ed i segreti più riposti, dove c'è chi diventa veramente quello che vorrebbe essere, anche se solo per pochi istanti. Lì, dove puoi narrare e ascoltare le storie di tanti come te e di altrettanti invece diversi, che unite una per una diventano la Storia di una terra, di un'epoca, fatta di persone e dei loro sogni.

Lì, dove "chissà se un giorno ci rincontreremo". Ma la terra di nessuno non sta mai ferma: lì, di sicuro, non ci metterai mai più piede.

liberamente ispirato a Mario Perrotta

02 aprile 2007

Homeward bound (o Vite parallele)

Venerdì sera, ore 22:30. I treni allineati sui binari, pronti per partire. Le banchine gremite di gente che trascina i propri bagagli, mentre si dirige verso la propria carrozza. Per la maggior parte sono emigranti, diretti verso il proprio paese per il fine settimana. Gente che porta nelle valigie cose tanto diverse.

C'è chi porta sempre con sé la propria terra, c'è invece chi oramai è un apolide, tanto è avvezzo a cambiar continuamente domicilio da svariati anni. Li distingui dal modo di parlare: i primi non hanno mai perso la loro cadenza, ed anche se vivono da più di 15 anni a più di 800 km dalla loro terra di origine è immediato capire da dove provengano. I secondi invece parlano in un modo che si potrebbe definire insolito: una commistione di accenti, difficile da individuare, anche se c'è sempre una "radiazione di fondo" dominante.

Cosa portano nelle valigie? Cosa pensano? C'è chi lavora lontano da casa, e torna ogni fine settimana dalla sua famiglia, sua moglie, i suoi figli. E mentre viaggia pensa a come sarà doloroso arrivare a casa e notare che nei primi istanti suo figlio piccolo farà fatica a riconoscerlo subito. Ok, dopo dal bimbo verrà fuori tutto l'affetto di questo mondo, ma quei cinque minuti sono un dolore lancinante. C'è chi pensa alla persona amata, e si chiede se i propri pensieri siano condivisi. C'è chi sogna di comprare casa per se e la propria famiglia proprio lì, dove è diretto il treno, e si chiede quando e se questo potrà accadere.

C'è anche a chi, dopotutto, sta bene lo status quo. Ci sono anche quelli che, partendo, si stanno costruendo un'altra vita, da qualche altra parte, e che hanno visto la loro partenza come l'aprirsi di nuove possibilità, di nuove strade da esplorare prima inimmaginate. Strade a volte rettilinee, a volte impervie, spesso impreviste.

Tutta questa gente, così diversa, partirà tra qualche manciata di minuti, e vivrà qualche giorno in maniera diversa rispetto agli altri. Come se conducesse vite parallele.

Eppure c'è qualcosa che accomuna tutte queste persone. La voglia di qualcuno che li aspetti, che aspetti solo loro e che non veda l'ora che arrivino.

Ma ora basta. Un fischio dal treno ne annuncia la partenza. Homeward bound, diretto verso casa.

Tonight I'll sing my songs again
I'll play the game and pretend
But all my words come back to me
In shades of mediocrity
Like emptiness in harmony
I need someone to comfort me

        (Simon and Garfunkel)

26 marzo 2007

Buscando tu mirada... (o Cosa ti manca?)

Quei pomeriggi in cui avverti una sensazione di vuoto. Il tran-tran quotidiano per andare al lavoro, la confusione della folla in metrò e in autobus. Cerchi qualcosa, cerchi di capire che cosa ma in fondo già lo sai. In fondo non ti manca nulla: indipendenza, amicizie, interessi. Hai le giornate piene di impegni, ma quei cinque minuti di pausa ti fanno riflettere.

Vorresti un sorriso, un sorriso spontaneo, uno sguardo che si disseti nei tuoi occhi come tu nei suoi...