20 aprile 2007

Schiavi. Sempre e comunque

Ieri sera a Milano, presso il Teatro Blu, c'è stata la rappresentazione teatrale di Emigranti di Slawomir Mrozek, a cura della compagnia teatrale Scimmie Nude, con gli attori Igor Loddo e Andrea Magnelli. I due protagonisti sono due emigranti, provenienti dallo stesso, povero paese, che hanno fatto le valigie per poter lavorare.

Lo scenario è lo squallido appartamento che i due occupano, durante il giorno di capodanno, nel quale arrivano segnali dall'esterno, suoni, rumori, luci, che fanno trasparire la percezione che l'immigrato ha della terra straniera in cui vive.

Durante l'intenso dialogo, in cui si registra il contrasto tra i due, causa la differente provenienza sociale (un intellettuale ed un operaio), viene sviscerata la realtà che ognuno dei due è schiavo. Di ideali, dei propri sogni, di uno Stato, della propria avarizia, schiavo della stessa schiavitù degli altri.

L'operaio lo è dei suoi soldi che avidamente nasconde in un pupazzo di peluche, soldi che serviranno un giorno, il grande giorno, in cui potrà tornare a casa sua e comprare casa per sé e la propria famiglia. Soldi che, anche se quelli che hai fin'ora accumulato bastano per questo, si continuano ad accumulare, perché sì, perché non una casa più grande, perché non un giardino... e si rimanda la partenza, rimanendo schiavi del proprio sogno.

L'intellettuale, schiavo della propria voglia di scrivere un libro su tale condizione, che crede non essere più la sua e va così a cercarla negli altri, nel proprio compagno di appartamento, che vessa in continuazione con le sue provocazioni ma che in fondo è l'unico amico che ha.

Così come chi vive pensando a quando avrà finito di pagare il mutuo, quando avrà 70 anni, così chi pur avendo un lavoro che gli consente una vita più che dignitosa, si lamenta perché si annoia, così chi oramai è convinto di non essere in grado di girare senza perdersi nella propria città senza il navigatore satellitare, quando invece in macchina ha già viaggiato in città che non aveva mai visto, così chi va in fibrillazione quando si dimentica il cellulare a casa.

1 commento:

Anonimo ha detto...

Francesco, il tuo blog sta diventando sempre più interessante (per me): teatro, letteratura, cronaca in presa diretta (la Rivolta a ChinaToon)...

Che dirti: insistìsci! :D

Your friend,
Grenar.